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I relitti diventano musei del mare E-mail
lunedý, 09 marzo 2009 12:06

Per gli appassionati sono diventati affascinanti musei e parchi naturali le decine di relitti affondati nel mare ligure, visitabili, anche con l'appoggio di una settantina di diving center, centri attrezzati per i subacquei, e ben distribuiti lungo tutto l'arco costiero, che permettono di immergersi in qualsiasi punto in qualsiasi momento dell'anno.I resti di navi adagiati sul fondale fino a una profondita' di 40 metri, considerata il massimo per effettuare operazioni complesse di recupero e archeologia subacquea sono una quarantina, ma le immersioni a scopo esplorativo possono scendere molto di piu' e offrire, malgrado il forte depauperamento avvenuto tra il dopoguerra e la fine degli anni Settanta, tantissime opportunita' per chi appassionati di storia e della natura.
Perche' i relitti di navi o di aerei non sono soltanto testimonianze di epoche storiche, spesso di tragedie e di atti di eroismo: con il tempo diventano come scogliere artificiali, dove gli organismi marini amano rifugiarsi o insediarsi.Coloratissimi anemoni gioiello, ostriche, aragoste, astici, gamberi, gronghi, grossi pelagici e tante altre specie vivono oggi nel piu' grande relitto d'Europa, che ha rischiato di causare uno dei piu' grandi disastri ecologici del mondo, la superpetroliera Haven, colata a picco, dopo tre giorni di incendio furioso, il 14 aprile 1991, davanti ad Arenzano, a pochi km da Genova, sulla riviera di Ponente.
Dopo aver scaricato parte del suo carico al terminale petrolifero di Multedo, nelle vicinanze del porto di Genova, la Haven (lunga 334 metri) si era allontanata per eseguire le operazioni di travaso. Un'esplosione improvvisa scateno' l'incendio gigantesco che la fece affondare. Per decisione delle autorita' la nave fu rimorchiata piu' vicino alla costa e su fondali piu' bassi, ritenendo che sarebbe stata piu' controllabile e che sarebbe stato piu' facile recuperare il greggio.La prua era gia' scomparsa in alto mare, mentre lo scafo (220 metri) affondo' come previsto adagiandosi a -80 metri su un fondale fangoso, che evito' nuove fratture nelle stive; cio' nonostante fini' per scaricare 30.000 tonnellate di petrolio. Anni di lavoro hanno scongiurato il disastro ecologico e oggi, a detta degli esperti, l'esplorazione della Haven, se condotta nel rispetto dei parametri di sicurezza, e' un'esperienza affascinante e indimenticabile. Ma non e' certo l'unica possibile nel Mare Ligure.
La Spezia, Riomaggiore, Bonassola, Framura, Sestri Levante, Portofino, Genova, Loano, Albenga, Cervo, SantoStefano al Mare, Ventimiglia offrono i siti forse piu' noti, in alcuni casi con navi che hanno perfettamente conservato strutture e dotazioni di bordo. Come la Tiflys, nave francese passata all'Italia e poi alla Germania e affondata il 14 gennaio 1943 da un siluro inglese al largo del porto di Loano (Savona), a profondita' variabile tra i 45 e i 51 metri. Lunga 76 metri e larga 10, la Tiflys appare all'improvviso sul fondo e quando la visibilita' e' buona puo' essere ammirata in tutta la sua grandezza, completamente avvolta da branchi di pesci colorati di rosa, le castagnole.
La forte corrente garantisce una visibilita' straordinaria al relitto del Ravenna, un piroscafo lungo 110 metri e largo 13 silurato da un sommergibile tedesco il 14 aprile 1917 circa due miglia al largo di Andora, nel savonese. Oggi il Ravenna giace su un fondale sabbioso a una profondita' di circa 91 metri, e intorno al suo scafo fiorito di gorgonie (Paramuricea clavata) e corallo nero (Antipathes subpinnata) nuotano grandi cernie. Al suo interno sono ancora rimaste stoviglie e suppellettili.
Il cannoncino da 100 mm. puntato verso il cielo e la mitragliera a poppa sono ben visibili sull'Equa, cacciasommergibili affondata a quasi due miglia da Punta Monte Negro,vicino alla Spezia, il 10 giugno 1944, dopo essere stata speronata da un sommergibile tedesco.
Lunga circa 45 metri, l'Equa si trova adagiata in assetto di navigazione, con la prua rivolta a ponente. All'interno lo scafo e' esplorabile solo in minima parte; all'esterno si possono osservare gorgonie del genere Lophogorgia e colonie d'anemoni gioiello.Numerosi . astici, gronghi, aragoste e pesci luna.
Nei diving center chi va a caccia di relitti trova servizi di qualita', imbarcazioni raggiungere il punto d'immersione, equipaggiamenti a noleggio, bombola, zavorra guida, imbarcazioni attrezzate ed equipaggiamenti a noleggio. C'e' anche chi offre servizio di baby sitter e convezioni con alberghi. I programmi di immersione prevedono uscita singola, doppia immersione o full-day, alcuni anche con pranzo a bordo. Presso tutti i diving center e' possibile seguire didattiche e corsi d'immersione di qualsiasi grado e certificazione.
Troviamo centri attrezzati a Imperia, Santo Stefano al Mare, Ventimiglia, Arma di Taggia, Sanremo, Diano Marina, Savona, Alassio, Noli, Spotorno, Finale Ligure, Loano, Zinola, Andora, Vado, Arenzano, Genova, Bogliasco, Rapallo, Camogli, Chiavari, Santa Margherita, San Michele di Pagana, Recco, Lavagna, Zoagli, Sestri Levante, Moneglia, La Spezia, Riomaggiore, Levanto, Framura, Ameglia, Portovenere, Arcola, Bocca di Magra.
A Genova ora l'archeologia subacquea si puo' praticate anche restando a terra. La settimana scorsa il Galata Museo del Mare, nel porto antico, ha inaugurato un nuovo percorso educativo, il ''Cerca relitti''. Al secondo piano del museo, lungo l'allestimento, grazie alla ricostruzione (in scala 1:25) di un leudo rivano risalente al XIX secolo, le scolaresche possono capire l'importanza dell'archeologia subacquea per la storia, le difficolta' dei ritrovamenti, le imbarcazioni e i loro equipaggi nelle diverse epoche storiche, le strumentazioni scientifiche dell'archeologo marino e la tipologia dei fondali.
I bambini che partecipano ai laboratori ''Il cerca relitti'' ( scuola primaria) e " Guardiamo in fondo al mare" (asilo nido-scuola infanzia ) vengono accompagnati dal personale della Sezione Didattica lungo il percorso museale fino al leudo, dove ''in mare aperto'' devono recuperare, distinguendoli, i vari pezzi della sfortunata imbarcazione, che dovra' essere ricostruita. Il leudo rivano, chiamato Felice Manin, e' stato ricostruito in scala 1:25 da artigiani liguri sulla base di piante costruttive e di disegni del XIX secolo.
L'imbarcazione, a cui mancano dei componenti ( pezzi di fasciame, chiglia, pala del timone, ecc.) da ritrovare sul fondale adiacente, e' inserito in un contesto che richiama l'evoluzione delle tecniche d'immersione dal palombaro al moderno subacqueo. Luci e suoni completano l'atmosfera. Il progetto e' stato realizzato dallo staff scientifico del MuMa Istituzione Musei del Mare e della Navigazione in collaborazione con Costa Edutainment spa e la Cooperativa Solidarieta' e Lavoro.

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